Garlasco, Alberto Stasi potrebbe essere stato condannato ingiustamente: 19 anni dopo, i dati grezzi delle macchine del RIS riaprono uno dei casi più controversi d’Italia

Due verifiche negative che non sarebbero mai entrate nel fascicolo sono riemerse dai dati prodotti dalle apparecchiature del RIS nel 2007. Mentre la Procura di Pavia indaga oggi su un'altra persona, la tecnologia restituisce informazioni rimaste sepolte per quasi vent'anni.

Nel 2007 quelle apparecchiature stavano semplicemente facendo il loro lavoro: analizzavano campioni e registravano dati.

Diciannove anni dopo, proprio quei dati grezzi sono tornati al centro dell'inchiesta.

Gli uomini possono dimenticare, interpretare, selezionare o sbagliare. I dati, quando vengono conservati, restano.

Ed è proprio da quei dati che oggi potrebbe partire uno dei passaggi più clamorosi dell'intera vicenda di Garlasco: la possibile revisione della condanna di Alberto Stasi per l'omicidio di Chiara Poggi.

Non perché un computer abbia improvvisamente stabilito chi sia l'assassino.

Ma perché nei dati prodotti nel 2007 dalle apparecchiature del RIS di Parma sarebbero rimaste registrate informazioni che non comparivano nel fascicolo dell'indagine.

Due test.

Due risultati negativi.

Diciannove anni dopo sono ancora lì.

Ed è difficile immaginare un esempio più impressionante di ciò che significa davvero la memoria digitale.

Una vicenda giudiziaria che sembrava conclusa

Chiara Poggi viene uccisa nella sua abitazione di Garlasco il 13 agosto 2007.

Dopo un percorso giudiziario eccezionalmente complesso, fatto di assoluzioni, annullamenti e nuovi processi, il suo fidanzato Alberto Stasi viene definitivamente condannato nel 2015 a 16 anni di reclusione.

Stasi ha trascorso oltre dieci anni in carcere e nel giugno 2026 ha ottenuto l'affidamento in prova ai servizi sociali. La sua condanna, però, resta pienamente valida. ANSA.it

Per anni il caso poteva quindi essere considerato, almeno dal punto di vista giudiziario, concluso.

Oggi non lo è più.

La Procura di Pavia ha aperto una nuova inchiesta sull'omicidio e l'unico indagato è Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi. Il 28 settembre 2026 è arrivata la nuova chiusura delle indagini preliminari e sarà ora il successivo percorso giudiziario a stabilire se e come l'accusa potrà essere sostenuta in processo. Sempio, naturalmente, è da considerarsi innocente fino a un'eventuale sentenza definitiva. RaiNews

Parallelamente, la condanna di Stasi potrebbe essere sottoposta a un nuovo procedimento di revisione. La Procura di Pavia ha persino sollecitato la Procura generale di Milano a valutare una richiesta in questa direzione. ANSA.it

Ma nelle ultime ore è emerso un elemento che rende questa storia ancora più straordinaria.

Ed è un elemento tecnologico.

I dati delle macchine del RIS hanno conservato qualcosa che gli atti non mostravano

Bisogna fermarsi un momento su questo punto perché è probabilmente la parte più interessante dell'intera vicenda.

Secondo quanto emerge dalle nuove indagini, la Procura di Pavia è entrata in possesso dei raw data, i dati grezzi prodotti dalle apparecchiature utilizzate dal RIS di Parma durante le analisi genetiche del 2007.

Non significa necessariamente che qualcuno abbia riacceso oggi un macchinario vecchio di diciannove anni.

Le informazioni disponibili pubblicamente indicano invece che gli investigatori hanno potuto analizzare i dati originariamente prodotti e conservati dai sistemi di laboratorio.

Ed è una distinzione importante.

Un'apparecchiatura scientifica moderna non produce soltanto il numero che alla fine compare in una relazione.

Dietro quel numero possono esistere file, misurazioni, risultati delle singole sessioni, controlli, valori intermedi e altre informazioni tecniche che costituiscono ciò che comunemente definiamo dato grezzo.

La relazione finale è quindi un'interpretazione e una sintesi.

Il raw data è ciò che la macchina ha effettivamente registrato.

Ed è proprio scavando in questi dati che sarebbe emersa una sequenza che oggi pone interrogativi enormi. La Provincia Di Varese

Torniamo al settembre 2007

Durante le prime indagini viene sequestrata una bicicletta Umberto Dei appartenente alla famiglia Stasi.

Il 10 settembre la bicicletta viene sottoposta, tra gli altri accertamenti, a verifiche con Luminol e Combur test per individuare eventuali tracce ematiche.

Gli esiti sui pedali risultano negativi. La Provincia Di Varese

Il giorno successivo vengono effettuati prelievi dalle superfici dei due pedali. I campioni vengono poi riuniti in un unico reperto denominato BU_P. La Provincia Di Varese

Le prime operazioni di quantificazione del DNA non producono immediatamente un risultato utilizzabile: il campione presenta problemi di inibizione.

Dopo una procedura di purificazione, però, cambia tutto.

Viene misurata una quantità di DNA femminile di circa 2,78 nanogrammi per microlitro.

Il profilo genetico ottenuto viene attribuito a Chiara Poggi. La Provincia Di Varese

È un risultato investigativamente enorme.

Il DNA della vittima sembra essere stato trovato sui pedali della bicicletta del suo fidanzato.

Pochi giorni dopo, il 24 settembre 2007, Alberto Stasi viene fermato.

Il fermo non viene successivamente convalidato dal gip, che considera gli elementi scientifici disponibili non sufficientemente univoci. La Provincia Di Varese

Ma la storia del DNA sui pedali non finisce lì.

Il 20 settembre vengono eseguiti altri due test

Ed eccoci alla scoperta di oggi.

Secondo la ricostruzione riportata sulla base dei nuovi accertamenti della Procura di Pavia, il 20 settembre 2007, dopo il risultato positivo ottenuto sul campione BU_P, vengono effettuate altre due verifiche.

Il risultato?

Negativo.

Prima verifica: negativa.

Seconda verifica: negativa.

La loro esistenza sarebbe emersa soltanto attraverso l'analisi dei raw data prodotti dalle apparecchiature del laboratorio.

Secondo quanto pubblicato nelle ultime ore, questi due risultati non risulterebbero inseriti negli atti dell'inchiesta originaria. La Provincia Di Varese

La Procura di Pavia sarebbe entrata in possesso dei dati il 6 novembre 2025 e l'analisi successiva avrebbe permesso di ricostruire la presenza delle due verifiche. La Provincia Di Varese

Ed è qui che il caso Garlasco cambia nuovamente faccia.

Il problema non è semplicemente che un test fosse positivo e altri due negativi

In laboratorio risultati discordanti possono esistere.

Un campione può essere degradato.

Può essere scarso.

Può presentare sostanze inibenti.

Differenti passaggi analitici possono produrre risultati differenti.

E soltanto genetisti forensi con accesso completo alla documentazione possono stabilire quale interpretazione scientifica sia corretta.

Quindi sarebbe sbagliato scrivere:

«Due test negativi dimostrano che il DNA di Chiara non era sui pedali».

Non possiamo sostenerlo in questi termini sulla base delle informazioni pubblicamente disponibili.

La questione, però, è un'altra.

Ed è forse ancora più importante.

Perché quei due risultati non erano nel fascicolo?

Se dei controlli vennero realmente effettuati e produssero risultati negativi, perché non furono riportati insieme agli altri dati?

Furono considerati tecnicamente invalidi?

Erano semplici controlli interni privi di valore?

Vennero esclusi per una ragione scientificamente corretta?

Fu un errore nella redazione della documentazione?

Un problema di archiviazione?

Oppure qualcuno decise di non riportarli?

Oggi non esiste una risposta pubblicamente accertata.

La stessa ricostruzione delle nuove indagini sottolinea che la scoperta dei test non determina automaticamente né la causa della discordanza né eventuali responsabilità personali per la loro mancata comunicazione. La Provincia Di Varese

Ed è esattamente per questo che la vicenda è tanto seria.

Una prova scientifica non dovrebbe essere soltanto un risultato: dovrebbe essere una storia ricostruibile

Qui entra in gioco un concetto fondamentale dell'informatica e della scienza dei dati.

Un risultato senza la sua storia è molto meno verificabile.

In ambito informatico parleremmo di tracciabilità, di log, di metadati, di audit trail.

In un laboratorio scientifico il principio è analogo.

Non interessa soltanto sapere che alla fine sia comparso un valore.

Interessa poter ricostruire:

quando è stata eseguita l'analisi;

con quale campione;

attraverso quale procedura;

quali risultati intermedi sono stati ottenuti;

quante volte l'esame è stato ripetuto;

quali anomalie sono comparse;

e quali decisioni sono state prese sulla base di quei risultati.

E qui succede qualcosa di impressionante.

Diciannove anni dopo, la memoria digitale potrebbe consentire di ricostruire una parte della sequenza analitica meglio di quanto fosse possibile leggendo esclusivamente la documentazione cartacea del fascicolo.

Questo è il punto che rende la storia perfettamente pertinente anche a un sito dedicato alla tecnologia.

Il computer non «ricorda». Ma il dato può sopravvivere a chi l'ha prodotto

Siamo abituati a pensare alla conservazione digitale come a qualcosa di banale.

Un vecchio hard disk.

Un database.

Un backup.

Un file dimenticato dentro una cartella.

Ma i dati possiedono una caratteristica straordinaria: possono conservare una fotografia tecnica di ciò che è accaduto in un determinato momento.

A distanza di anni possiamo cambiare opinione.

Possiamo dimenticare.

Possiamo non ricordare perché una determinata decisione sia stata presa.

Le persone che lavoravano a un'indagine possono andare in pensione.

Un laboratorio può cambiare apparecchiature.

Il software può essere sostituito.

Ma se il dato originale è stato conservato correttamente, resta possibile tornare alla fonte.

E questo sembra essere esattamente ciò che sta accadendo nel caso Garlasco.

Non stiamo parlando di intelligenza artificiale.

Non stiamo parlando di un algoritmo futuristico.

È qualcosa di molto più semplice e, sotto certi aspetti, ancora più potente:

conservazione del dato originale.

Quasi vent'anni dopo possiamo vedere quello che vide una macchina nel 2007

È probabilmente l'immagine più potente di questa vicenda.

Una macchina di laboratorio esegue una misurazione nel settembre 2007.

Produce dei dati.

Quel dato viene memorizzato.

Passano quasi diciannove anni.

Nel frattempo avvengono processi, assoluzioni, ricorsi, una condanna definitiva, anni di carcere.

Poi qualcuno torna a quei dati.

E trova qualcosa.

Due analisi che, secondo la ricostruzione oggi disponibile, non compaiono nella documentazione dell'epoca.

È una sorta di capsula temporale digitale.

E potrebbe avere conseguenze enormi.

Proprio per questo la Procura è tornata dagli uomini del RIS del 2007

Negli ultimissimi giorni della nuova inchiesta la Procura di Pavia ha convocato alcuni appartenenti al RIS che parteciparono alle analisi originarie.

Il 25 settembre è stato sentito anche Luciano Garofano, che all'epoca comandava il RIS di Parma.

Garofano è stato ascoltato come testimone per oltre un'ora e ha successivamente dichiarato di non poter commentare il contenuto dell'incontro. ANSA conferma che gli accertamenti scientifici svolti nel 2007 erano al centro degli ultimi atti istruttori della Procura. ANSA.it

Questo punto deve essere chiarissimo: non risulta che Garofano sia indagato né che gli sia contestato di avere nascosto delle prove.

La Procura sta tentando di ricostruire ciò che avvenne.

Ed evidentemente, per comprendere dati prodotti diciannove anni fa, è necessario anche ascoltare chi lavorò materialmente a quelle analisi.

E intanto un'altra indagine indica un'altra persona

Tutto questo non sta accadendo nel vuoto.

Contemporaneamente la Procura di Pavia ha condotto per diciotto mesi una nuova indagine sull'omicidio di Chiara Poggi.

L'unico indagato è oggi Andrea Sempio. ANSA.it

La Procura ha concluso le indagini e ritiene di avere raccolto elementi sufficienti per sostenere la propria ricostruzione; spetterà però al successivo procedimento giudiziario verificare la solidità delle accuse. Corriere Milano

È fondamentale ricordarlo: un'indagine non equivale a una condanna.

Andrea Sempio non può essere definito l'assassino di Chiara Poggi.

Esattamente come un'inchiesta giornalistica non può oggi dichiarare innocente Alberto Stasi annullando una sentenza definitiva.

Ma esiste un dato oggettivamente eccezionale:

per un omicidio per il quale esiste già una persona condannata definitivamente, la Procura che oggi indaga ritiene di avere elementi nei confronti di un'altra persona, mentre parallelamente vengono riesaminate alcune delle prove utilizzate contro il condannato.

La possibile revisione del processo Stasi

La revisione di una sentenza definitiva è uno degli strumenti più straordinari previsti dal nostro ordinamento.

Non basta che nasca un dubbio.

Non basta un servizio televisivo.

Non basta una nuova teoria.

Devono emergere elementi nuovi che, confrontati con quelli utilizzati nel processo originale, possano modificare in maniera sostanziale il quadro probatorio.

Ed è proprio ciò che la difesa di Stasi sta valutando.

Ma c'è un elemento ancora più significativo: non si tratta soltanto di un'iniziativa dei suoi avvocati.

Secondo ANSA, i magistrati della Procura di Pavia hanno sollecitato la Procura generale di Milano a valutare a sua volta una richiesta di revisione. ANSA.it

Una circostanza che dà la misura di quanto profondamente la nuova indagine stia mettendo in discussione alcuni elementi della ricostruzione precedente.

Stasi non è stato condannato soltanto per il DNA sui pedali

Questo va detto con altrettanta chiarezza.

La condanna di Alberto Stasi non poggia esclusivamente sul reperto della bicicletta.

Il processo ha valutato un insieme di elementi indiziari e la sentenza definitiva deriva dalla loro considerazione complessiva.

Pertanto sarebbe falso sostenere che la scoperta dei due test negativi faccia automaticamente crollare la sentenza.

Ma sarebbe altrettanto sbagliato minimizzarne la possibile importanza.

Il DNA di Chiara sui pedali ebbe un ruolo rilevante fin dalle primissime indagini e contribuì anche al fermo di Stasi nel settembre 2007. La Provincia Di Varese

E se oggi emergesse che chi doveva valutare quel reperto non disponeva dell'intera sequenza dei risultati prodotti in laboratorio, la questione assumerebbe inevitabilmente un peso completamente diverso.

C'è poi quel numero: 2,78

Attorno alle analisi dei pedali esiste da tempo anche un'altra anomalia discussa dagli esperti.

Dopo la purificazione del campione BU_P fu misurata una quantità di DNA pari a circa 2,78 nanogrammi per microlitro. La Provincia Di Varese

Un valore numericamente simile compariva anche nell'analisi di un altro reperto: il cosiddetto reperto 29, un cucchiaino utilizzato da Chiara.

La coincidenza ha portato a esaminare varie ipotesi, compreso un possibile errore nella registrazione dei dati o nella gestione dei campioni. Le consulenze successive devono però essere lette nella loro interezza: una somiglianza numerica, da sola, non dimostra uno scambio di campioni né una manipolazione. La Provincia Di Varese

Ed è importante distinguere continuamente tra anomalia da spiegare e prova di un comportamento illecito.

L'errore più pericoloso sarebbe trasformare un'anomalia in una certezza

Davanti a una vicenda del genere è facile saltare direttamente alla conclusione.

«Il RIS ha nascosto le prove».

«Stasi è certamente innocente».

«Sempio è certamente colpevole».

Nessuna di queste tre affermazioni può oggi essere presentata come un fatto giudiziariamente accertato.

Possiamo però affermare qualcosa di altrettanto forte senza alterare la realtà:

qualcosa nelle vecchie analisi deve essere spiegato.

Se i dati grezzi mostrano realmente due ulteriori verifiche negative e quelle verifiche non comparvero nel fascicolo, è necessario comprendere perché.

Ed è esattamente ciò che stanno facendo gli investigatori.

Ma se Stasi fosse innocente?

È la domanda che ormai diventa impossibile evitare.

Non perché un giornale abbia deciso di riaprire il caso.

Non perché l'opinione pubblica abbia cambiato idea.

Ma perché gli stessi strumenti dello Stato stanno riesaminando la vicenda.

Una Procura indaga su un'altra persona.

La possibile revisione della sentenza viene valutata anche dalla magistratura.

Le prove scientifiche originarie vengono nuovamente analizzate.

Gli uomini del RIS del 2007 vengono ascoltati.

E dai dati grezzi prodotti allora emergono informazioni che non risultavano negli atti dell'inchiesta originaria. ANSA.it

Se un futuro giudizio dovesse stabilire che Alberto Stasi non ha ucciso Chiara Poggi, non ci troveremmo semplicemente davanti a una diversa interpretazione di qualche indizio.

Ci troveremmo davanti a uno degli errori giudiziari più importanti e discussi della storia recente italiana.

Un uomo avrebbe trascorso oltre dieci anni in carcere per un omicidio che non ha commesso.

E inevitabilmente bisognerebbe ricostruire ogni passaggio che ha portato a quel risultato.

La domanda che resta nei dati

Per ora non sappiamo come finirà.

Potrebbe essere confermata la condanna di Alberto Stasi.

Potrebbero emergere spiegazioni scientifiche perfettamente razionali per i risultati discordanti.

La nuova accusa contro Andrea Sempio potrebbe essere confermata oppure non superare il vaglio dei giudici.

La revisione potrebbe essere ammessa oppure respinta.

Tutto questo appartiene ancora al futuro giudiziario del caso.

Ma esiste qualcosa che sappiamo già.

Diciannove anni dopo, dei dati prodotti da apparecchiature scientifiche stanno costringendo investigatori, genetisti e magistrati a tornare su ciò che accadde nel 2007.

È difficile immaginare una dimostrazione più concreta del valore della conservazione dei dati.

Quei file non sapevano chi fosse colpevole.

Non conoscevano Alberto Stasi.

Non conoscevano Chiara Poggi.

Non conoscevano il processo che sarebbe seguito.

Erano semplicemente dati.

E sono rimasti lì.

Oggi possono contribuire a rispondere a una domanda che accompagna il caso Garlasco da quasi vent'anni:

abbiamo condannato l'uomo giusto?

Fonti

La ricostruzione sui due test negativi e sui raw data delle apparecchiature del RIS deriva dalle informazioni pubblicate il 28 settembre 2026 sulla nuova inchiesta della Procura di Pavia. La Provincia Di Varese La convocazione di Luciano Garofano e degli altri ex appartenenti al RIS è confermata da ANSA. ANSA.it Lo stato della nuova indagine su Andrea Sempio e della possibile revisione della condanna di Alberto Stasi è ricostruibile dalle notizie ANSA, RaiNews e Corriere della Sera pubblicate negli ultimi giorni.